Ogni religione ha il suo simbolo e, il credo cattolico, vive e respira il dolore e la passione, la fede e l'amore per il proprio Dio attraverso l'icona in assoluto più diffusa, amata, venerata, rispettata della religione nata nelle parole di Gesù, il Crocifisso.

Davanti a questo simbolo la cristianità s'inchina, prega, un simbolo che è esposto nelle Chiese, nelle Scuole, portato in processione durante le liturgie importanti e quello di Cimabue forse è uno dei Crocifissi in assoluto più belli, densi di comunicatività mistica.

La storia di un Crocifisso di grande valore artistico

Il Crocifisso di Santa Croce, o Crocifisso Cimabue (pseudonimo artistico di Cenni (Bencivieni) di Pepe), il grande pittore ed artista fiorentino vissuto attorno alla metà del XIII secolo, è uno dei simboli della cristianità più amati, venerati, apprezzati per la bellezza del Cristo in Croce, dell'autenticità di un dolore autentico, umano ma, allo stesso tempo, Divino, mistico.

Dal dipinto originale, conservato tutt'oggi nella Basilica di Santa Croce a Firenze, sono state create diverse occasioni di iconografia diversa, come crocifissi lignei ispirati al dipinto, santini, immagini incorniciate per abbellire ed impreziosire le pareti di case, luoghi pubblici, Chiese, canoniche, sagrestie, oratori.
Il Crocifisso di Cimabue subì importanti danni in seguito alla tremenda alluvione del 4 novembre 1966, ma, un parziale restauro, lo ha riportato agli antichi fasti, per quanto, alcune fonti, non lo attribuiscano direttamente al pittore ma ad alcuni allievi.
Il fatto è noto per molti grandi artisti dell'italia tardo-medievale o pre-rinascimentale: le scuole, le botteghe d'arte, spesso erano fucine in cui maestri ed allievi dipingevano in comunione ispirativa ma l'impronta rimane quella del maestro, nel nostro caso Cimabue e questo è fuori da ogni possibile dubbio.

Il Crocifisso di Cimabue realizzato in legno

Dalla rappresentazione pittorica originale abbiamo visto quante evoluzioni abbia avuto quell'esemplare pittorico unico nel suo genere, in grado di fondere l'arte bizantina con quella tardo-medievale, un Christus patiens morente, attenzione, morente, non morto, con gli occhi chiusi e l'espressione del dolore ben evidente, rannicchiato sul fianco sinistro dolente, stremato dal Calvario subito.
Immaginatelo nel suo contesto: il Cristo in Croce del Cimabue vive gli ultimi attimi di vita terrena e questa è la grandezza che trasmette a coloro che lo ammirano, si possono quasi immaginare i volti della Mater Dolorosa ai piedi della Croce, della Maddalena, di coloro che attoniti rimasero sino alla fine del crudele supplizio; Cimabue tutto questo lo trasmette perfettamente.

Il Crocifisso di Santa Croce di Cimabue, così tanto diffuso in tutti gli ambiti ecclesiastici, si può trovare realizzato sia in stampee quadri sia in Crocifissi lignei di altissimo pregio artigianale, il cui Cristo è dipinto a mano da artigiani esperti, quel residuo di antica arte artigiana ancora presente in alcune botteghe ed aziende specializzate nel realizzare lavori di alta precisione e qualità, nati per durare nel tempo, per rimanere immortali quasi come il dipinto originale cui si ispirano.