Quella dell'iconografia religiosa è una delle tradizioni più antiche del cristianesimo e non solo; dai dipinti secolari che impreziosiscono chiese e musei, le rappresentazioni religiose continuano a vivere nell'iconografia moderna grazie ai santini.

I santini: una tradizione antica ma ancora attuale

La tradizione legata ai santini è risale al XV secolo, che consiste nella rappresentazione di santi appartenenti al culto cattolico romano su cartoncini rettangolari. I santini maggiormente in circolazione sono quelli dedicati a Santa Maria vergine, Gesù Cristo, la trinità e ai vari santi (da cui il nome). Ma in particolari luoghi o eventi si possono trovare anche rappresentazioni di beati, sacramenti, ricorrenze religiose o episodi della storia cristiana, tra cui l'annunciazione, la natività, la passione o il miracolo di un santo.

Lo sviluppo di queste icone deve molto abilità dei frati gesuiti del XVII secolo, la cui abilità nella tecnica pittorica dell'acquaforte dava alle immaginette religiose un senso di profondità, che le rendeva vere e proprie opere d'arte tascabili.

I santini moderni sono il risultato di varie evoluzioni dei secoli, dovute prevalentemente alla diffusione della stampa in Europa, che ne ha permesso la creazione in serie senza intaccarne la bellezza o il significato spirituale.

Una caratteristica dei santini dei giorni nostri è la presenza, sul retro, di una frase agiografica o una preghiera dedicata al santo raffigurato, da recitare per invocarne la misericordia. I santini si trovano spesso nelle chiese in particolare se dedicati al santo da cui la chiesa prende il nome.

Santini per la questua

La questua ha anch'essa origini antiche. Il nome (e il derivato verbo questuare) deriva dal latino quaestus, col significato di guadagno, che a sua volta tra origine dal verbo quaerere col significato di cercare. Questa attività si ricollega al concetto di elemosina e carità cristiana, e consiste nella richiesta e raccolta di oblazioni, ovvero di offerte, da parte di religiosi solitamente facenti parte di ordini di mendicanti o fedeli al voto di povertà e penitenza (i cosiddetti frati questuanti).

Le donazioni dei credenti possono essere in denaro o di altri beni, e sono destinate a sostenere economicamente le iniziative e le missioni di un ordine o di una comunità religiosa, o a essere devolute in beneficienza ai più poveri.

Oltre a San Francesco, secondo il quale la questua doveva essere elevata a regola di vita per ogni cristiano, un altro santo che ha fatto della questua il suo modo di praticare fu il siciliano San Felice da Nicosia.

Assieme al fratello, nella sua città natale, questi chiedeva donazioni ai cristiani più abbienti per condividerle con quelli più bisognosi. Per questa sua attività, San Felice da Nicosia veniva spesso schernito e reputato un imbroglione, anche dai superiori del monastero. Ma la questua era per lui, e per molti altri religiosi a venire, un umile mezzo per compiere opere di bene e ripagare dio del suo amore.

Sebbene la questua sia oggi svolta perlopiù nelle chiese durante la messa, nei monasteri o a eventi religiosi, in origine era un'attività che si svolgeva andando di porta in porta a chiedere le oblazioni. I religiosi che si occupano delle offerte offrono dei santini ai donatori in cambio della loro bontà e devozione.

Online sono disponibili santini per la questua in un vasto assortimento di quasi mille articoli, tutti con rappresentate piccole stampe artistiche religiose a colori. Le immagini sono prevalentemente ritraenti la Madonna e Gesù bambino ma, nella maggior parte dei casi, è possibile richiedere anche soggetti diversi. La confezione di santini è di 10 pacchetti, ognuno contenente 100 immaginette per la questua.