‘Te piace ‘o presepe? ‘: questa domanda ricorre nella famosa commedia ‘Natale in casa Cupiello’ di Eduardo De Filippo, dove viene detta dal protagonista – Luca Cupiello – per ricevere i complimenti da famigliari e amici in merito al presepe artigianalmente costruito dallo stesso.
Il presepe è per molti un’abitudine ma per altri, una tradizione da rispettare per ricordare la Natività di Gesù e la Campania risulta essere una terra dove questa usanza viene ad essere un vero e proprio rito.
Ma vediamo di sapere qualcosa di più della storia dei presepi e, in particolar modo, dei presepi artigianali napoletani.
Qualche cenno storico sul presepe artigianale napoletano
Verso l’approssimarsi del Natale, molte famiglie italiane iniziano a preparare il presepe per continuare una tradizione che ci accompagna da sempre. Si organizza la scenografia che ospiterà la capanna dove saranno collocati le statuine del presepe napoletano rappresentanti: Maria, Giuseppe, la mangiatoia che sarà occupata durante la notte di Natale dal Bambinello, il bue e l’asinello. E poi i vari personaggi che completano la scena: pastori, pecore, artigiani, gente comune e i tre Re Magi. È il fascino di comporre la notte dell’Avvento dove, chi con una certa minuzia di particolari, chi con una semplice rappresentazione, tende a rappresentare la nascita di Gesù Bambino.
Il nome presepe deriva dal termine latino praesepe o praesepium che indica mangiatoia e a Napoli del ‘Presebbio’ – com’è chiamato dialettalmente – si hanno notizie certe della sua esistenza sin dal 1021 attraverso un documento notarile dove viene menzionato per la prima volta.
È chiaramente un simbolo della cristianità che, a Napoli, ha visto il coniugarsi della sua sacralità alla forma artistica di un artigianato che è divenuto famoso nel corso dei secoli.
Se i primi riferimenti storici parlano di una semplice scena composta dalla mangiatoia, il Bambinello, la Madonna e San Giuseppe oltre ai due animali della stalla, nel XVII secolo il presepe artigianale napoletano vedrà una profonda trasformazione caratterizzata dall’ampliarsi della scena dove saranno presenti momenti di vita quotidiana che arricchiranno di personaggi il presepe. Infatti, oltre ai personaggi principali, si avranno pastori con gregge al seguito, artigiani, popolane, venditori ambulanti e altro ancora creando una sorta di scenografia sincretica dove viaggeranno insieme sacro e profano.
Cosa non deve mancare nei presepi artigianali napoletani?
I napoletani più degli altri, rispettano il rito della preparazione del presepe che inizia per tradizione l’otto di dicembre. Si fa spazio in qualche parte della casa, del posto dove sistemare la base che rappresenta la scena dove si andrà a comporre la scenografia che, anno dopo anno, vedrà migliorie ed ampliamenti.
I presepi artigianali napoletani si rifanno per tradizione a quelli settecenteschi dove ogni personaggio ha un suo significato spesso legato a leggende. Realizzati generalmente in terracotta, le statuine del presepe create da abili artigiani in modo pregevole e possono essere delle vere opere d’arte.
Quelli che non possono mancare, ovviamente oltre agli interpreti fondamentali, possono essere quelli sotto tratteggiati:
- Benino il pastorello addormentato;
- Il pescatore simbolo di San Pietro;
- I venditori che devono essere dodici, come i mesi dell’anno che rappresentano: il macellaio, il venditore di formaggi, il pollivendolo, il panettiere, il vinaio e altri ancora;
- Cicci Bacco che richiama Bacco;
- Il monaco che richiama la coniugazione tra sacro e profano che caratterizza il presepe artigianale napoletano.
I Re Magi: simboli di regalità e universalità nella tradizione del presepe
I Re Magi occupano un ruolo fondamentale nella narrazione della Natività e nei presepi artigianali napoletani, rappresentando l’omaggio dell’intera umanità al Bambino Gesù. I tre sapienti, Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, giungono dall’Oriente seguendo la stella cometa, un simbolo di guida divina, per portare i loro doni: oro, incenso e mirra. Ogni dono ha un profondo significato teologico: l’oro simboleggia la regalità di Cristo, l’incenso è un omaggio alla sua divinità e la mirra, usata per le sepolture, preannuncia il sacrificio della sua passione e morte.
Nel presepe napoletano, i Re Magi sono spesso rappresentati in movimento, come se stessero raggiungendo la grotta, e la loro iconografia è ricca di dettagli che esaltano la maestria degli artigiani. I costumi sfarzosi e le vesti dai colori vivaci, spesso impreziosite da gioielli e decorazioni, richiamano l’immaginario esotico e orientale. Melchiorre, il più anziano, con la barba bianca e una postura composta, incarna la saggezza e l’esperienza; Gaspare, giovane e vigoroso, rappresenta l’energia e la speranza; Baldassarre, raffigurato con la pelle scura, simboleggia l’universalità della salvezza, indicando che il messaggio di Cristo è destinato a tutte le genti e culture.
La scena dei Magi non è solo un elemento decorativo, ma un momento centrale nella rappresentazione del presepe. La loro presenza richiama la dimensione spirituale del Natale come evento che trascende confini geografici e culturali, unendo l’umanità in un gesto di adorazione e riconoscimento della divinità di Cristo. Inoltre, nel presepe napoletano, i Magi diventano occasione per gli artigiani di dare vita a veri capolavori, trasformando le statuine in opere d’arte che celebrano la fusione di fede e cultura.
L’oste e la donna con la cesta: protagonisti della quotidianità nel presepe
Tra i personaggi del presepe napoletano che arricchiscono la scena della Natività, l’oste e la donna con la cesta rappresentano il legame profondo tra il sacro e il profano, una caratteristica peculiare della tradizione napoletana. L’oste, solitamente raffigurato accanto a una taverna, è una figura che richiama l’umanità della scena, simboleggiando la convivialità e l’accoglienza. La sua taverna è il luogo in cui si intrecciano storie di vita quotidiana, di ristoro e di incontro, ma allo stesso tempo, la sua figura assume una dimensione più complessa. Secondo la tradizione, l’oste è colui che non ha dato rifugio a Maria e Giuseppe, rappresentando l’indifferenza dell’uomo verso il divino. Questo dualismo lo rende una figura profondamente simbolica, che invita a riflettere sulle scelte e sulle priorità della vita.
La donna con la cesta, invece, è una figura che celebra il lavoro quotidiano e il ruolo essenziale delle donne nella società. Raffigurata con una cesta carica di alimenti, come pane, frutta o ortaggi, rappresenta l’abbondanza e la generosità, ma anche l’umiltà dei doni semplici offerti con amore. Questa statuina, spesso vestita con abiti tradizionali e curata nei minimi dettagli, aggiunge un tocco di realismo alla scena del presepe, richiamando le attività della vita rurale e domestica.
Insieme, l’oste e la donna con la cesta incarnano la quotidianità del presepe napoletano, che non si limita a rappresentare la scena sacra della Natività, ma include uno spaccato di vita reale, fatto di gesti semplici e autentici. Sono figure che ricordano l’importanza della solidarietà, dell’accoglienza e della cura verso gli altri, valori fondamentali che il Natale invita a riscoprire e a mettere in pratica.
