Nonostante una recente sentenza europea lo abbia considerato l'emblema della storia del Vecchio Continente con i suoi valori di civiltà e democrazia, la croce di Gesù è il simbolo indiscusso di ogni cristiano sulla Terra sin dal momento in cui il Cristo ha sacrificato la sua vita per la salvezza dell'uomo.

La croce di Gesù: significato

L'uso della croce di Gesù come segno di appartenenza e di fede in Dio è ampiamente diffuso: i primi cristiani, per sfuggire alle persecuzioni, utilizzavano simboli come tridenti e pesci, oppure lettere greche come la T che ricordavano proprio la croce dove il Cristo ha trovato la morte. Quando il cristianesimo divenne una religione accettata e riconosciuta, la croce cominciò a diffondersi, ispirando grandi artisti della storia dell'arte come Giotto, Cimabue, Donatello e Michelangelo.
Oggi si trovano in commercio croci di Gesù di ogni foggia e materiale, in particolare crocifissi in legno con la figura del Cristo sempre lignea oppure dipinta a mano.
Ci si domanda spesso quale sia il significato della croce di Gesù e il motivo per il quale si è scelto come simbolo dei cristiani lo strumento di tortura e morte con il quale il Messia è stato ucciso. È certamente un immagine forte dove Gesù appare ferito, con ben evidenti i segni delle percosse subite per mano dei romani. Eppure ogni cristiano che si trova al cospetto della croce di Gesù percepisce l'amore infinito e il potentissimo atto di misericordia compiuto per gli uomini: la croce è la conclusione di un percorso doloroso compiuto dal Cristo in obbedienza al progetto di Dio Padre.
In questo simbolo si rinnova, ancora una volta, quella Sacra Alleanza tra il Signore e l'uomo, già una volta stipulata ma violata col peccato commesso da Adamo ed Eva al principio di tutto.

Croce di Gesù: simbolo di amore supremo

Gesù è stato considerato blasfemo dagli scribi del Tempio in quanto andava predicando del Regno di Dio dichiarandosi Suo figlio; gli stessi sacerdoti hanno poi forzato la mano del governatore Ponzio Pilato nel condannarlo, nonostante questi non vedeva in Lui nessuna colpa.

L'accusa, ovvero il Titulus Crucis, con cui Gesù fu mandato a morte era "Gesù Nazzareno Re dei Giudei", quell'INRI che compare in ogni crocifisso.
Quando il Cristo è sulla croce, nonostante le immani sofferenze, non si lamenta per se stesso, non accusa, non rimprovera i suoi carnefici: egli invece ha compassione e li assolve perché "non sanno quello che fanno" e dunque per loro il Regno dei Cieli è sempre aperto se si convertiranno.
Sulla croce Gesù accoglie l'anima del ladrone buono, affida sua madre Maria all'amato discepolo Giovanni e si riconsegna al Padre nelle cui mani "rimette il suo spirito".
La croce di Gesù è simbolo e fonte di amore infinito, perdono e compassione. Il Salvatore ha portato la sua croce, ovvero i peccati dell'uomo sulle sue spalle, così ogni uomo deve portare con speranza e fede la sua croce fatta di sofferenze, malattie e difficoltà, perché per lui la ricompensa sarà alta e otterrà la Vita Eterna.